Login



la corsa

Ognuno di noi ha un bel po' di sogni nel cassetto...

I Malandrini in particolare hanno un loro sogno che stanno portando avanti con allegria, bischerate ma anche tanto tanto impegno: far conoscere nuovi angoli della Toscana nel rispetto dei territori attraversati. E sicuramente uno dei migliori modi per farlo è proprio il Trail del Malandrino.

Sicuramente non sarà un obiettivo facile e sappiamo già che solo negli anni si può acquisire il giusto bagaglio di esperienza, ma la voglia e l'impegno ci sono come abbiamo dimostrato per la prima edizione e come dimostrano i vostri commenti stupendi che ci spingono a fare ancora meglio.

Ma il Trail del Malandrino non sarebbe niente o forse sarebbe solo una corsa tra le tante se non fosse legato alla presunzione di far conoscere a tanti amici la "storia del nostro appennino".

Per poter vivere la corsa è necessario capire il perchè è nato questo progetto, perchè si chiama "Trail del Malandrino" e quale è lo spirito che ci porta a realizzare tutto ciò. Doveroso quindi il riferimento alla Storia di queste lande e dei sentieri attraversati. Lungo questi crinali passarono Annibale ed il suo esercito di Elefanti, si sono combattute battaglie dolorose in uno spartiacque importantissimo nella seconda guerra mondiale ma più di tutti ci ha affascinato il periodo a cui sono legati i nomi della maggior parte di questi monti:

Fin dal 1222, è documentata l'esistenza di una strada che da Orsigna (Pistoia) arrivava fino a Monteacuto delle Alpi (Bologna) passando dal Termine (cai 143), Porta Franca (cai 101), il passo del Lupo (Cai 111) e il passo della Donna Morta (Cai 111) [per proseguire ai "Balzi dell'Inferno" e lungo il "poggio delle scodelle"]: si trattava di una delle principali vie di comunicazione fra il territorio di Pistoia e il comune di Bologna, ossia di una sorta di "autostrada del Medioevo".

Lungo questo percorso transitavano costantemente persone, animali e merci. Il sentiero, oltre a essere battuto da mercanti e persone di passaggio, era costantemente sorvegliato: nella zona oggi emiliana, all'inizio del XVI secolo passavano in perlustrazione le guardie del Papa, mentre sul versante toscano erano i gendarmi del granduca di Toscana a controllare il territorio.

Per attraversare il confine era necessario pagare un dazio; la storia di questa antica dogana si conserva nel nome di una fonte, ancora oggi chiamata "La Gabelletta" (Cai 5), mentre il confine è ricordato in un passo detto "del Termine" (Cai 143)". Le dogane, tuttavia, venivano spesso aggirate, come dimostrano i toponimi "Portafranca" e "Poggio dei Malandrini" (Cai "00") presenti nella valle dell'Orsigna, da contrabbandieri che, attraverso mille pericoli e nel cuore della notte, portavano il Sale dal versante Emiliano a quello Toscano.

Ed è da qui che nasce l'idea per questa corsa: rivivere ad'oggi le avventure di questi contrabbandieri attraverso un percorso che si snoda tra i sentieri del nostro bellissimo appennino. E oggi come allora la partenza sarà in notturna per poi arrivare all'Abetone entro il pomeriggio.

Archivio Newsletter